Comunicare la Chiesa con i social

Due giorni di formazione organizzati dalla diocesi per gli operatori

Comunicare la Chiesa con i social

Una rivoluzione è in atto

Di Emanuele Strada – @emanuele4

 

Parole come virtuale e mass media o concezioni di comunicazione dall’alto verso il basso basati sui concetti di evento, cioè notizia, e massa, cioè tante persone di appartenenza più o meno definita, ormai appartengono al passato. Giovanni Paolo II è stato un grande dell’epoca dei mass media perchè in grado, da solo, di dare forza alle folle. Poche settimane fa, invece, è stato eletto uomo dell’anno papa Francesco, la cui caratteristica è quella di comunicare in maniera personal, dà infatti l’impressione di parlare con te…con ciascuno. Un tipo di comunicazione adatto alla società in cui viviamo, una società frammentata e composta da persone sole e smarrite.

Come ci ha raccontato Gianni @Riotta nel suo intervento, la rivoluzione in atto in questi mesi non è quella di internet come non lo era stato in passato quella della stampa, ma è una rivoluzione culturale. La vera rivoluzione allora non era stata tecnologica tanto è vero che la stampa era stata inventata anche in Asia, ma lo stravolgimento era dovuto al fatto che si fosse iniziato a rendere fruibile la Bibbia nella lingua della gente; se si fosse continuato a stampare Bibbie in latino la stampa sarebbe stata inutile, i monaci amanuensi erano in grado di soddisfare il mercato del tempo con abbastanza copie all’anno.  Allo stesso modo oggi, stiamo assistendo al passaggio dal concetto di mass media a quello di personal media grazie al contributo dei social network che stanno diventando social media.

Tutto questo è reso più veloce dalla tecnologia di internet.

I concetti chiave della comunicazione oggi sono infatti il processo, tutte le azioni che porteranno all’evento, e la singola persona. Infatti sui social network i gruppi di persone, che non sono più mass ma sono caratterizzati da interessi variegati e in evoluzione, creano continue informazioni parlando del processo che porta ad un evento: l’informazione è quindi diventata personale, da persona a persona.

Altro elemento fondamentale da cui non possiamo prescindere è la mobilità, infatti la maggior parte della gente si informa via smartphone o tablet ad esempio sui mezzi pubblici o in coda dal dentista….

@dbellasio del Sole 24ore ci raccontava che il suo mezzo principale di informazione ormai è lo scorrere su e giù twitter la mattina e non più l’agenzia di stampa che al massimo viene consultata a fine giornata.

La realtà in cui siamo immersi oggi è composta da due dimensioni, materiale e digitale, che non sono in contrapposizione tra loro, anzi una è l’estensione dell’altra.

Sui social la gente parla tanto anche della Chiesa, non avrebbe quindi senso che essa non fosse presente: ma come deve esserci perché la sua comunicazione sia autentica?

Il punto di partenza, come sottolineava @Riotta, deve essere la consapevolezza che il messaggio cristiano proprio perché è resistito per duemila anni non può che essere un messaggio buono e forte.

@GiaccardiChiara, docente Antropologia dei media, ha inoltre sottolineato alcuni importanti aggettivi che devono caratterizzare la comunicazione di ciascuno di noi. Il primo è che la parola deve essere incarnata, corporea  non generica ed astratta e noi siamo fortunati perché Gesù stesso ne è stato un esempio, in lui messaggio e messaggero coincidono. Quando si riesce a far sentire che le cose dette sono frutto di un’esperienza reale, allora il messaggio acquista automaticamente autorevolezza. L’autenticità infatti non è spontaneità né autoreferenzialità ma è andare oltre se stessi, senza aver paura di perdere la propria identità, ascoltando e rispondendo alle provocazioni ed avendo il coraggio di ammettere gli errori quando sono evidenti, anche perché nella rete è impossibile nasconderli.

Inoltre la nostra comunicazione deve essere portatrice di verità. Tra le origini greche della parola verità ce n’è una interessante: aletheia, cioè a-lethe, dove  Lete era il fiume dell’oblio; questo significa che verità e memoria sono strettamente collegate e il credente è uno che fa memoria e in primis riconosce che non si è fatto da solo. Il web è anche luogo in cui si possono condividere e depositare le memorie che ci rendono quello che siamo e questo non avviene solo nella photogallery, ma anche semplicemente nei post e nei tweet

Alla luce di tutto questo la comunicazione anche nella nostra comunità pastorale deve seguire il cambiamento in atto: ognuno di noi deve partecipare condividendo un articolo o un evento sulla nostra pagina facebook o tweettando una notizia. Non dobbiamo aspettarci una super-redazione web che dall’alto ci cali i contenuti, ma dobbiamo partecipare TUTTI alla loro costruzione e non solo perché è importante anche commentare e retweettare

Vi aspetto online!

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[Squilla LXXXV 1]

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